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Frittata americana

… la riunione durava da tre giorni, avevano convocato  tutti i delegati del sud europa e io rappresentavo l’Italia, era stata dura rappresentare la consociata Italiana a San Francisco di fronte al supermanager americano che bacchettava e sarcasticamente mi tirava in ballo quando voleva spiegare le cose da non fare chiamandolo “modello italiano”. L’ ultima sera un pò per stanchezza un pò per dispetto marinai la cena istituzionale per vivere la “mia” unica serata a San Francisco. Tornato in camera per precauzione preparai i bagagli, l’aereo si sarebbe levato in volo il mattino successivo alle sei, scaraventai nella valigia, abito, camicia e cravatta, indossai jeans e maglietta e alla chetichella me la svignai. Feci una lunga passeggiata per respirare a pieni polmoni l’ aria della città e per svuotare la mente, dopo alcuni chilometri chiamai un taxi all’uso americano, alzando il braccio e fischiando da mandriano, entrai nell’auto e chiesi al tassista di portarmi nel quartiere dalle case colorate e coloniali. Il tassista un americano dalle chiare origini arabe mi chiese, naturalmente in inglese: Italiano vero? lo guardai senza rispondere e lui tenne subito a precisare, solo un italiano mi avrebbe fatto una richiesta così bizzarra, il quartiere dalle case colorate, e aggiunse che un americano o un giapponese o un tedesco mi avrebbero detto con estrema esattezza il nome del quartiere, la via e il numero civico. Mi piacque la sua tesi e gli sorrisi senza dire nulla. Dove vuole che la lasci, mi chiese, arrivati nel quartiere, mentre la mia attenzione veniva rapita dalle porte di un locale, qui va bene gli dissi e dal chiudere lo sportello ad aprire le porte del bar passò solo un istante. Il bancone, gli sgabelli, la musica giusta e l’arredamento stile retrò francese mi rivelarono subito che ero capitato nel posto giusto, mi sentivo bene, ordinai un bicchiere di acqua con ghiaccio e guardavo i ragazzi dietro il banco che lavoravano facendosi dispettucci a vicenda, l’atmosfera era tranquilla, mentre stavo decidendo cosa fare nel prosieguo della serata, uno dei barman mi si piazzò di fronte e mi versò un whisky in un bicchiere microscopico e mi disse che era offerto da una coppia di ragazzi seduti ad un tavolo alle mie spalle, mi girai,  ringraziai con un sorriso e mi chiesi chi fossero ;  i loro visi mi erano completamente sconosciuti, capii che era un gesto carino rivolto ad uno straniero seduto da solo al bancone, pensai che lì si usasse così e naturalmente dissi al barman che il loro prossimo bicchiere l’avrei voluto pagare io, per ripagare la loro gentilezza e di li a pochi minuti ciò avvenne, solo che i ragazzi a differenza mia, si alzarono e vennero a sedersi accanto a me al bancone. Lui era il tipico californiano alto e muscoloso, ma non il muscoloso big jim palestrato ma bensì il muscoloso atleta con una fascia muscolare agile e scattante sotto un viso da bravo ragazzo, lei invece era tutto l’opposto, minuta, magra come un chiodo, con una chiara origine asiatica, fumatrice incallita, frangetta che le copriva la fronte, piercing sul labbro inferiore e completamente vestita di nero, mi dava l’impressione di essere una ballerina classica. Era piacevole chiacchierare con loro, si parlava di tutto e soprattutto non ci chiedemmo da dove arrivassimo, non avevo proprio voglia di dirgli che ero italiano e di finire sui classici luoghi comuni della pizza, della mafia e così via, si chiacchierava e si beveva in continuazione, ma con calma, il solito whisky nei soliti bicchieri minuscoli, trangugiato tutto d’un fiato e subito dopo un sorso di birra gelata che toglieva dalla bocca quella sensazione pungente dell’alcool. La serata scorreva e le luci della notte erano ormai accese da tempo, però sui nostri visi non aleggiava la benchè minima intenzione ne di salutarci ne di interrompere quelle meravigliose chiacchiere che per nulla sfioravano la sfera personale, i bicchieri ormai non si contavano più, lui era più sobrio che mai, io finchè fossi rimasto seduto non avrei dato segni di ubriachezza, la ragazza invece aveva già raggiunto e superato di molto il limite  della sbornia, si capiva da come biascicava le parole mentre parlava e di li a poco crollò a piombo con la faccia sul bancone in un sonno comatoso ma sereno. Di bicchieri il barman ce ne versò ancora una decina credo, il locale era ormai vuoto, l’orologio segnava quasi le quattro, l’aereo iniziava a scaldare i motori, arrivò il momento temuto di dovermi alzare, cosa che feci di scatto per dimostrare di stare bene, pagammo a metà il conto, io naturalmente con la carta di credito perchè la cifra sfiorava di poco la rata del mutuo della casa, salutai il barman che ci aveva servito per tutta la serata mentre il ragazzo sollevava di peso la ragazza che sembrava senza anima e se la caricava sulle spalle a mò di sacco di patate con tanto di braccia penzoloni e uscimmo dal bar. Giunti fuori, salutai il ragazzo in italiano, non ero più in grado di spiccicare parola in inglese, lui mi guardò con un sorriso simpatico, un pò trionfante e divertito e mi disse: God bless you my friend.
Frittata americana
Ingredienti per 4 persone:
200 gr di pancetta dolce a cubetti
Mais cotto
4 uova
Formaggio grattugiato
Pepe
Preparazione:
Soffriggere i cubetti di pancetta fino a renderli croccanti. Sbattere le uova in una ciotola, aggiungere il mais, il pepe e il formaggio, aggiungere dopo averli scolati dal grasso i cubetti di pancetta e cuocere il tutto come una frittata classica in una padella unta di olio ben calda da ambo i lati.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un cabernet sauvignon

Californiano.

Ricette precedenti

Zucca dell’inverno in agrodolce

Questi due giovani e bravi chef in televisione parlavano, discutevano, si confrontavano su delle emulsioni che avevano preparato per condire i loro piatti… apro parentesi, che io sappia dicesi emulsione l’incontro tra due liquidi miscelati tra di loro atti a formare un condimento, chiudo parentesi. Ricordo quando ero piccolo che in questo periodo, nonno Ignazio chiedeva a nonna Michelina di cucinargli la zucca fritta, (che da noi chiamiamo zucca dell’inverno) la nonna come al solito gli rispondeva subito di no e che non aveva tempo, giusto per farlo arrabbiare ma subito dopo si metteva ai fornelli ed esaudiva qualsiasi suo desiderio, non parliamo poi se un desiderio veniva espresso da uno dei nipoti, ma questo è un altro discorso, torniamo a noi, ricordo che preparava questa zucca la sera prima, poi il giorno dopo non appena la zucca era stata fritta, impiattata e raffreddadata preparava in una bottiglietta di succo di frutta questo condimento (emulsione) versando prima il vin cotto e poi l’aceto che agitava ben bene affinchè i due liquidi si miscellassero uniformemente e ci condiva la zucca. Cari giovani e bravi chef me sa tanto che nun se semo inventati niente…    
Zucca dell’inverno in agrodolce
Ingredienti:
Zucca tagliate a fettine
Vin cotto detto anche: sapa, saba, mosto cotto, salsa balsamica di mosto d’uva.
Aceto
Olio per friggere
Sale
Prezzemolo
Preparazione:
Tagliare la sera prima con il classico tagliaverdure da casa la zucca, poggiare le fettine su un canovaccio pulitissimo, salarle e coprirle con un altro canovaccio pulitissimo, la mattina successiva, asciugarle dall’acqua di vegetazione che hanno cacciato durantre la notte e friggerle in olio bollente per qualche minuto così come sono e senza altri condimenti. Scolarle e asciugarle dall’olio in eccesso, impiattarle e condirle con pochissimo sale, il prezzemolo tritato e  il condimento agrodolce di cui vi parlavo sopra.

Pettole dolci… a carnevale

… il muro era ancora intatto nella sua malvagia imponenenza.
Squattrinati e giovani decidemmo di andare in Iugoslavia, precisamente a Dudrovinik, era molto economica ed era di fronte a Bari, vicina da raggiungere in traghetto. Arrivati, ci colpì la bellezza della città vecchia sormontata dalle mura che guardavano il mare e che da esso si difendevano, i turisti come noi non erano molti, l’aria che si respirava in giro era strana, sembrava che i locali ci spiassero, a ogni nostra domanda rivolta a uno slavo la risposta era sempre una domanda uguale e contraria… mha. La cameriera dell’albergo una donnona con l’aria severa ci scrutava in continuazione, ci serviva i piatti con fredda indifferenza e parlando nella sua lingua incomprensibile ci dava dei capitalisti. Cambiare i soldi non conveniva perchè c’era un’inflazione pazzesca e il metro di misura ce lo davano le ragazze di un supermercato che passavano la giornata a riprezzare tutti i pochi articoli in vendita. Ogni richiesta che facevamo ci sentivamo rispondere di no prima ancora di aver terminato la domanda stessa, bisogna aggirare l’ostacolo pensammo e ci rivolgemmo senza poche difficoltà al mercato nero dove scoprimmo che si poteva avere tutto… dalla coca cola alle marlboro rosse di produzione tedesca… il nostro contatto del mercato nero tale Holigert innamorato dell’Italia che non aveva mai visto ci rimediò una barchetta con tanto di capitano (Calogero)che dopo aver passato la notte a pescare ci portava in giro a visitare le isolette molto belle di fronte a Dubrovinik e a fine giornata passavamo sempre da casa, sua dove la moglie ci preparava a due lire, la cena a base di pesce freschissimo. Calogero era solito durante la breve navigazione offrirci un bicchiere di aranciata preparata al momento con tanto di polverina giallognola diluita nell’acqua della tanica, il terzo o quarto giorno oltre all’aranciata ci offrì dei dolci preparati dalla moglie, a cui eravamo molto simpatici, e con molta mia sorpresa erano le pettole che preparava anche mia madre e mia nonna prima di lei…      
Pettole dolci… a carnevale
Ingredienti:
300 gr di farina
1 panetto di lievito di birra
20 gr di uvetta
Zucchero
Olio
Preparazione:
Impastare la farina con il lievito sciolto in acqua tiepida fino a raggiungere una consistenza quasi cremosa; dopodiché aggiungere l’uvetta e lasciar lievitare l’impasto fino a quando non raddoppia di volume. Fare delle palline con la pasta servendosi di un cucchiaio e friggerle in olio di oliva; non appena dorate, tirarle fuori dalla padella e farle rotolare nello zucchero affinché esso le ricopra. Servirle ben calde.
Vino: con questo piatto nei calici verserei Erbaluce di Caluso spumante

Pasta cozze pomodorini e (cicoria cimata) puntarelle

… primi giorni di agosto ‘09, ok ci vediamo domattina alle quattro e mezza.
La notte è calda, dopo una giornata torrida, nel letto ci giriamo e rigiriamo nella speranza di trovare una fetta di lenzuola fresca che ci dia un pò di refrigerio; finalmente suona la sveglia. Bermuda, maglietta, maglioncino leggero e scarpe ginniche in un attimo siamo fuori. L’appuntamento è in piazza, avevo promesso di portare Fiammetta a pulire l’uva. Per scherzo le faccio prendere un secchiello e una spugna, le dico sennò come farai a pulire l’uva ? Questo è il classico scherzo che si fa alle matricole o ai figli di papà che non hanno mai messo un piede in un vigneto in vita loro. Siamo al bar centrale della piazza e iniziano ad arrivare i ragazzi e le ragazze che comporranno la nostra squadra di lavoro… ed ecco che arriva Stella mia nipote (studentessa di arte e cinema) poi arriva Luigi in macchina (studente in ingegneria) con Marisa (studentessa in lettere e filosofia) e altri 6 tra ragazzi e ragazze che non conosciamo… l’ultimo ad arrivare è Domenico in bicicletta che ci guarda come fossimo marziani e ci dice: vi aspetto al fondo (vigneto); noi facciamo colazione pervasi chi dal sonno, chi dall’adrenalina della sera prima, chi dalla timidezza e chi come Fiammetta dall entusiasmo di chi sta per affrontare una nuova avventura. Archiviata la colazione si parte, siamo in 9 in due macchine, Luigi va avanti, lui conosce il fondo, stradine di campagna, tra vigneti e alberi di olive, se non si è del luogo ci si impiega un attimo a perdersi tra quegli incroci senza segnali stradali, finalmente arriviamo, ad attenderci c’è Giacomino, contadino “vero” dalla nascita che ci accoglie con il saluto dei contadini: saluti; entriamo nel vigneto e ci disponiamo due persone per filare, Fiammetta la neofita la posizioniamo tra me e Stella tale da poterla controllare e aiutare senza farci accorgere da Giacomino che ci precede togliendo foglie di qua e di la… sta albeggiando, sotto il vigneto l’aria è ancora fresca e umida della notte appena trascorsa, l’odore della terra entra direttamente nel cervello attraverso il naso stabilendo un contatto con essa. Qualcuno dei ragazzi indossa le cuffiette dell I-pod e si isola, gli altri iniziano a parlare tra di loro, i discorsi partono dal come si è passata la serata appena passata, poi si passa alle mete delle vacanze, Giacomino ci guarda incuriosito e controlla che tutti abbiano le mani sui grappoli per fare “uascianidd” che tradotto vuol dire: togliere gli acini piccoli dai grappoli affinchè il nutrimento della pianta ingrossi quelli che rimangono sul grappolo. Ebbene si, quando vedete quei bei grappoli di uva da tavola dal fruttivendolo sappiate che squadre di ragazzi universitari gli hanno fatto un trattamento tecnico/estetico e che mentre voi la state gustando quei ragazzi sono in vacanze a spendersi tutti i soldi che hanno guadagnato lavorando sotto i vigneti. Esauriti i discorsi sulle vacanze e anche il fresco dell’alba, inevitabilmente si arriva a parlare prima di pettegolezzi sui compaesani e poi si arriva a parlare di politica e qui gli animi proporzionalmente al sorgere del sole si riscaldano… sembra di stare a Ballarò senza moderatore e manco a dirlo il bersaglio preferito è naturalmente Berlusca. Ormai il caldo diventa soffocante, le bottiglie di acqua nelle borse termiche sono quasi vuote, qualcuno mangia una merendina, le braccia dopo cinque ore tenute verso l’alto iniziano ad appesantirsi e il collo è talmente dolorante che si avverte un pò di nausea, vabbè è il primo giorno domani andrà meglio, Giacomino ci avvisa che alla fine del filare si va a casa, vuol dire che sono quasi arrivate le undici… Si esce dai filari, ci si lava le mani, prima con degli acini spremuti per togliere ben bene la patina di zolfo che ormai ricopre pollici e indici e poi con l’acqua del bidone che Giacomino ci mette a disposizione, si rientra in macchina e ci si incammina verso il paese… l’umore è sereno, c’è la soddisfazione di aver terminato una bella giornata di lavoro con la consapevolezza che un altro giorno sta passando e che le vacanze si avvicinano…                 
Pasta cozze pomodorini e puntarelle
Ingredienti per 4 persone:
400 gr di pasta calamarata
400 gr di cozze
6 pomodorini ciliegia
400 di cicoria cimata (puntarelle)
Olio buono
1 aglio
Vino bianco secco
Sale
Pepe
Preparazione:
Lessare in acqua bollente e salare le puntarelle, scolarle e tenerle da parte. In una padellona antiaderente con un filo di olio rosolare l’aglio intero, aggiungere le puntarelle e farle insaporire ben bene; aggiungere le cozze precedentemente lavate, pulite, raschiate e fatte aprire sul gas, tenendone qualcuna con il guscio, sfumare con il vino bianco e fare cuocere per circa 5 minuti dopo aver aggiunto i pomodorini tagliati a metà. Cuocere la pasta calamarata, scolare al dente e aggiungere la pasta al condimento, spadellare velocemente e servire con una manciata di pepe macinato al momento.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un bianco di Martina Franca.

Barca di pasta e cozze

Arieccoci, cari amici … e un benvenuto a tutti i nuovi lettori. Sono molto contento dei vostri commenti, soprattutto di coloro che hanno provato le ricette con risultati soddisfacenti.Come ho avuto già modo di dire ho voluto dare a questo sito una connotazione reale con ricette “vere” che preparo, scrivo senza omissioni e soprattutto che poi, alla fine … se le magnamo.
Barca di pasta e cozze
Ingredienti per 4 persone:
2 melanzane
500 gr.di cozze
160 gr. di ditalini
Aglio
6 pomodorini
Capperi
Prezzemolo
Olio buono
Sale
Pepe
Preparazione:
Per prima cosa tagliate le melanzane a metà nel senso verticale, scavarle  passarle in forno già caldo a 180° per dieci/quindici minuti. In una padella antiaderente rosolare in un filo di olio e portare a cottura l’aglio, la polpa delle melanzane tagliate a cubettini e i pomodorini tagliati a metà. In una padella dai bordi alti con un filo di olio, pepe e prezzemolo lasciare aprire le cozze precedentemente lavate e raschiate, non appena aperte estrarre i frutti e lasciarle da parte. Cuocete la pasta in acqua bollente salata e scolatela molto al dente. Mescolate a questo punto la pasta, il sughetto di polpa di melanzane e pomodorini, dopo aver aggiunto il pepe e il prezzemolo tritato; riempire le melanzane e passatele in forno già caldo a 180° per sei o sette minuti.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un Bianco campano Fiano di Avellino.

Pane fritto con lenticchie

Piatto di buon auspicio per il vostro 2010… ben ritrovati cari amici…
Ormai sono tanti ma tanti tanti anni che cucino, provando ed esplorando cucine lontane dalla mia sia logisticamente che concettualmente, pasticciando e sperimentando, provando e riprovando piatti che mi lasciavano perplesso, passando notti insonni su come impiattare o cosa aggiungere o togliere per personalizzare una ricetta a modo mio e così via… la cosa bella anzi la magia sta nel fatto che continuo a rimanere piacevolmente sorpreso quando vedo una foto dei miei piatti e istintivamente mi vien da chiedere: ma l’ho fatto io sto piatto? Tutto ciò mi è riaccaduto vedendo questa foto così bella, luminosa, pulita, essenziale ma non fredda. Adesso che ci penso… vi starò mica raccontando cosa provo di fronte ai miei piatti ? Inizio l’anno nuovo raccontandovi della mia passione per la cucina ???
Auguri… Rocco  
Pane fritto con lenticchie
Ingredientiper 4 persone:
500 gr di lenticchie piccole
Alloro
Pane vecchio
Misto di carote, cipolle, aglio e sedano
Olio buono
Sale
Pepe
Preparazione:
Cuocere le lenticchie nella maniera classica con l’alloro e il misto di verdure. Nel frattempo tagliare il pane a fettine e friggerle in una padella con un filo di olio e un pizzico di sale fino a farle dorare, scolarle e farle asciugare su della carta assorbente. Servire mettendo nel piatto un paio di fettine di pane ricoperte dalle lenticchie condite con un filo di olio e una spolverata di pepe macinato fresco.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un rosso sangiovese.

Ciocco-Morbido

Buono buono…
Facile facile…
Caldo caldo…
Dolce dolce…
Come gli auguri di buone feste che vi lascio da parte mia, di Fiammetta e di Domenico.
Ciocco-Morbido
Ingredienti per 8 bicchierini di alluminio
200 gr cioccolato fondente (più buono è migliore sarà il risultato)
200 gr burro
160 gr zucchero
4 uova
40 gr farina
Una bustina di vanillina
Preparazione:
imburrare e infarinare gli stampini di alluminio e metterli nel freezer. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria con il burro e lo zucchero sbattendo bene con una frusta. Fare raffreddare leggermente e incorporate le uova uno alla volta. Aggiungere in ultimo la farina setacciata. Mettere il composto negli stampini e tenerli nel freezer per 4 ore. Scaldare il forno a 220 e infornare gli stampini congelati e cuocerli per 10 minuti. Se gli stampini sono stati preparati il giorno prima, la cottura sarà di 15 minuti. La cottura creerà una crosticina esterna, lasciando tuttavia il ripieno morbido e cremoso. Servire con zucchero a velo e dei frutti freschi e colorati.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un Moscato passito di Scanzo Rosciate.

Una domenica in cantina…

Quello che leggerete di seguito non è pubblicità, non ho percepito nessun compenso per scriverequesto articolo ma è solo la descrizione di una giornata passata in cantina.
… Quello che più mi ha colpito di questa giornata è stata cogliere la “caparbietà” di questo giovane e moderno contadino/produttore di nome Damiano Ciolli che ha voluto fare le cose fatte bene in un territorio dove la quantità prevale sulla qualità. Finalmente dopo tante chiacchiere siamo riusciti a organizzare questa giornata in cantina, appuntamento alle 9, autostrada sgombra, arrivo a Olevano Romano, Damiano che ci aspetta, prendiamo delle stradine di campagna e arriviamo tra i suoi vigneti… ci racconta dei sistemi di allevamento delle vigne, delle varie potature, dei vini che produce da esse, poi ci racconta di un aneddoto di quando è passato dai 100 quintali per ettaro ai 35 attuali e delle lotte che ha dovuto fare con il padre che aveva una concezione diversa e delle sofferenze che ha patito, in quel momento mi è venuto in mente mio nonno, vecchio contadino austero e contrario ai cambiamenti. Lasciati i vigneti, il cielo terso, l’aria tagliente ci siamo spostati in paese, nella sua piccola cantina a conduzione famigliare, ci hanno accolto la mamma con un vassoio di leccornie e il papà intento a preparare la brace. Siamo partiti dal locale delle vinificazioni, una sala operatoria, pulitissima, con diversi macchinari, fusti di acciaio, bottiglie senza etichette, per passare poi nella barricaia… ambiente completamente diverso, molto più caldo sia di temperatura (controllata a 22°) e sia di atmosfera… e di questo ambiente vi lascio alle parole di Fiammetta astemia/neofita al mondo del vino…
Fiammetta sulla via del ritorno ci ha detto questo:
Non avevo mai assistito prima di oggi ad una degustazione di vini  giovani,  ma così giovani (oserei dire neonati) da avere la senzazione di trovarmi appunto per questo non in una cantina ma in una nursery, con le barrique al posto delle culle, con le lunghe pipe di vetro al posto dei biberon e il vino che aspetta tranquillo e dormiente di essere accolto nell ampio bicchiere. Il silenzio, dopo la spiegazione di Damiano sulle tecniche e i tempi e le uve utilizzate e il terreno e …. e  … e …. e , é calato  all’ improvviso su noi visitatori curiosi e rispettosi di trovare nel bicchiere quei colori  e quei profumi che ci erano stati descritti poco prima e la sensazione di stare per assistere a qualcosa di speciale. Queste immagini rappresentano proprio quel momento magico, l’ attesa di assaggiare un vino di due mesi, ancora non affinato e rude nei suoi vagiti, ma già con la sua prepotente voglia  di farsi sentire e riconoscere. Dopo la barricaia ci siamo spostati in cucina e di li a mettere le gambe sotto il tavolo è passato solo un istante… Massimo a provveduto ad aprire le sette bottiglie (dal 2007 al 2001) del “Cirsium” il rosso di punta di Damiano che ha accompagnato in ordine sequenziale: antipasto di salame e pecorino con pane alle nocciole, tonnarello con sugo di carni miste, abbacchio e salsicce alla brace… il tutto condito da chiacchiere amichevoli, spiegazioni del nostro amico super esperto di vini Paolo, dall’ espressione sincera ed orgogliosa dei genitori di Damiano del proprio figlio e da quel caldo nettare rosso che veniva continuamente versato nei nostri bicchieri. Che altro dirvi cari amici ??? Così abbiamo trascorso la domenica… Penso di interpretare anche il pensiero degli amici che hanno condiviso con me questa bella domenica e di dire a nome di tutti: Grazie Damiano e continua così…


 Paolo che sente i profumi


 ma quanto è brava Fiammetta  con la macchina fotografica ?!
 

Filomena e Massimo tra le vigne


Questa foto parla da sola…


Io, la mia mano e il bicchiere


La culla del Cirsium


Zio Daddo


La stappatura…


Io

Quella matta della fotografa… e me la so pure sposata… 


Ci siamo divertiti molto… Auguri dal focolare…

Maccheroncini con carciofi e moscardini

Prima di inserire questo piatto ho digitato nella casella “cerca” la parola carciofi e ho scoperto di averli preparati in mille modi diversi… sarà che sono un fan sfegatato di questo ortaggio/verdura (bhò) ? Rimango sempre estasiato quando mangio i carciofi e la mia memoria mi porta subito a quelle giornate invernali quando tornavo dalla scuola e aprendo la porta di casa venivo inondato dal profumo dei carciofi fritti… oppure quando rientravo a casa in piena notte e sbirciando tra il frigo e il forno trovavo la cuccumella di carciofi ripieni al sugo che divoravo nel silenzio e nell’oscurità della cucina per non svegliare i miei genitori armato di una gran fetta di pane di altamura e di un sano appetito notturno… 
Maccheroncini con carciofi e moscardini
Ingredienti per 3 persone:
500 gr di maccheroncini freschi
500 gr di moscardini freschi
3 carciofi
6 pomodorini ciliegini
1 scalogno
olio
pepe
sale
Prezzemolo
Preparazione:
In una padella già calda con un filo d’olio extravergine mettere i carciofi puliti e tagliati a spicchi, i pomodorini interi, mezzo scalogno, sale e pepe, farli cuocere aggiungendo un pò d’acqua, portare a cottura. Prelevare due o tre spicchi e frullarli fino a farli diventare una cremina. Nella stessa padella dei carciofi, con un filo di olio e l’altra metà dello scalogno aggiungere i moscardini precedentemente sbollentati, salare pepare e portare a cottura. Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Scolarla al dente e mantecarla con i carciofi, la sua cremina e i moscardini. Servire con del prezzemolo tritato finemente e una spolverata di pepe macinato.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un bianco inzolia Siciliano.

Rustica di porro formaggio e zucchine

Arieccoci con un’altra ricetta della nonna… Una di quelle ricette che riaccendono la memoria quando si è tutti intorno alla tavola in queste fredde giornate aspettando il natale…
Un grande saluto a tutti… in particolar modo ai nuovi amici americani Annmarie e Richard. I hope i’ll see you soon.    
Rustica di porro formaggio e zucchine
Ingredienti:
1 rotolo di pasta brisè
100 gr di caciotta semistagionata
2 zucchine
1 porro
2 uova
Olio buono
3 cucchiai di parmigiano grattuggiato
Pepe
Sale
Preparazione:
Adagiare la pasta brisè su un tagliere e lasciarla riposare. In una padella antiaderente con un filo di olio cuocere a fuoco vivace, prima i porri e subito dopo aggiungere le zucchine (all’occorenza aggiungere un filo di acqua), salare, pepare e portare a cottura, spegnere e fare raffreddare. In una cuccumella sbattere le uova con il parmigiano, aggiungere le verdure cotte e la caciotta precedentemente tagliata a tocchetti. Versare il composto ottenuto nella teglia (ricoperta da carta da forno) sulla pasta brisé adagiata all’interno e chiuderla sigillandola con dell’uovo sbattuto. Infornare in forno già caldo a 180° (il mio è ventilato) per una ventina di minuti.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un bianco nosiola del trentino