Polpette di pane e insalatina sfiziosa
25 feb 2010 Piatti Pugliesi, Rocco e i suoi... racconti, Secondi 3 commenti

… stava pensando mentre si faceva la doccia che lo zainetto che avrebbe portato in spalla poteva contenere poca roba e quindi doveva scegliere al meglio quali indumenti portarsi dietro. Dopo la doccia e una ricca colazione si mise, con la precisione di un paracadutista che ripiega il suo paracadute a riempire lo zainetto, infilandoci dentro un jeans, tre polo tra cui quella preferita di colore azzurro cielo che gli faceva risaltare gli occhi, il gel per i capelli, lo spazzolino, il libro (Profumo di Patrick Suskind) che stava leggendo, la biancheria intima e delle scarpette da ginnastica. In garage diede un ultima controllata alla bici che aveva personalmente registrato il giorno prima, la inforcò e percorse tutta la pista ciclabile fino alla stazione con la gamba sciolta di un pedalatore assiduo. In treno non riuscì a rilassarsi, la felicità era tanta, non riuscì a leggere neanche una parola del suo libro, aveva fretta di arrivare, aveva voglia di pedalare, aveva voglia di incontrarla, ma sapeva che doveva passare ancora un giorno prima del loro incontro. Si informò al controllore quale fosse la stazione che distava una quarantina di km prima della sua destinazione finale e pensò che la cosa migliore sarebbe stata scendere prima, per trasferire un pò di tutta quell’adrenalina che aveva dentro sui pedali per rilassarsi. I continui sali scendi delle strade della Romagna sembravano strade della pianura padana sotto i colpi delle pedalate che dava, mentre il cuore pulsava con lo stesso ritmo preciso, di un orologio Svizzero meccanico, lo zainetto seppur piccolo pesava come una piuma sulla schiena, tutto filava liscio, i pensieri nella testa erano sereni. Alla casa del suo amico, che era la sua destinazione finale dove doveva trascorrere quella che fu una notte interminabile mancavano pochi km, poche pedalate ancora prima di riabbracciare il suo amico d’infanzia. Chiacchierò con lui durante la cena e gli raccontò tutto ciò che stava e doveva accadere il giorno dopo fino a notte inoltrata. Il mattino successivo si svegliò mezz’ora prima della sveglia, prese la macchina del suo amico e continuò il viaggio fino alla città che li avrebbe fatti incontrare, guidò con una calma serafica, sulle note di una cassetta di Lucio Dalla, con il finestrino aperto per non perdere neanche un filo di quell’aria frizzante tipica delle mattine di inizio estate. Calcolò il percorso al minuto spaccato, per essere il primo ad arrivare, voleva gustarsi il momento in cui lei sarebbe arrivata. L’appuntamento che lei gli aveva dato era in un parcheggio di un noto centro commerciale all’inizio della città perché lui era la prima volta che si recava in quella regione e quindi per non complicargli la vita lo fece fermare in un posto facile da raggiungere. Mentre aspettava, impaziente, si cambiò la maglietta sotto lo sguardo incuriosito e attonito dei clienti del centro commerciale per indossare la polo azzurro cielo che gli stava bene. Non si erano mai visti prima, avevano però parlato molto al telefono e si erano scambiati centinaia di mail, lui sapeva con che tipo di auto sarebbe arrivata, ma nonostante tutto, sobbalzava ogni qual volta un auto entrava nel parcheggio fino a quando non riconobbe la sua auto e lì la stretta allo stomaco fù di quelle che si ricordano. Mentre si godeva, istante dopo istante,tipo moviola la camminata che l’avrebbe condotta da lui, rimaneva ipnotizzato dal suo sorriso a settantadue denti, pensando che forse tutto ciò non era vero. Stava sognando e il terrore di svegliarsi gli faceva deglutire continuamente quella pochissima saliva che gli era rimasta in bocca. Si salutarono, cercando di essere naturali ma era chiaro che entrambi erano emozionatissimi. Notò nonostante lo stato di trance, trance che non aveva provato neanche l’anno prima quando in sella alla sua bici aveva scalato il Mortirolo che a lei tremava il mento ma non le disse niente e iniziò a parlare ininterrotamente per dissipare la tensione. Lei lo guardava estasiata e con voce tremante lo interruppe e gli propose di fare un giro in centro per fargli vedere la città, sapendo che a nessuno dei due, interessava alla fin fine fare i turisti. Arrivati in centro, dopo un tragitto, da gita con guida turistica, entrarono in un bar per bere un caffè, però guardandosi negli occhi capirono che volevano uscire subito dal bar, per viversi, volevano annusarsi, respirarsi e il bar non li aiutava, provarono ad entrare in un parco ma anche lì c’era troppa gente, scapparono via subito, avevano bisogno di un cantuccio tutto loro senza distrazioni, ripiegarono su una panchina di marmo senza spalliera in una via vicina al parco senza passaggio di pedoni e lì seduti uno di fronte all’altro iniziarono a chiacchierare tenendosi mani nelle mani. Sotto la polo azzurra portava un jeans consunto e strappato dal tempo sul ginocchio che lei aveva adocchiato e usava quello strappo come porta d’ingresso per un contatto tenero ma deciso, come chi vuole essere sicura che sta vivendo un momento reale. Parlavano molto, si guardavano con occhi pieni di curiosità, si urlavano con lo sguardo che si piacevano da morire, erano felici e stregati l’uno dall’altra. Passarono così tutto il tempo fino a quando lei non gli chiese di riaccompagnarla alla sua auto. Sulla via del ritorno d’improvviso fermò l’auto in mezzo alla strada, mise le quattro frecce mentre altri automobilisti gli strombazzavano il loro dissenso, la guardò con tutta la dolcezza del mondo, le prese il viso tra le mani e le diede un bacio sulla bocca. Voleva farlo da tre ore ma non aveva trovato il coraggio. Si salutarono nel parcheggio con un lungo e silenzioso abbraccio. Riprese la via del ritorno e neanche dopo cinque minuti, mentre era fermo al semaforo, sentì improvvisamente il petto gonfiarsi e ondate di fiato che pulsavano come la lava che erutta da un vulcano, esplodere in un pianto carico di gioia che lo stravolse letteralmente. Era la conseguenza di tutte le emozioni che aveva vissuto quel pomeriggio di fronte a quella creatura flessuosa, con un collo da fenicottero di cui si era perdutamente innamorato. Tornò a casa del suo amico, riprese il treno accompagnato dalla sua inseparabile bici, scese in una stazione che non era la sua e pedalò verso casa per una cinquantina di km in apnea…
Polpette di pane e insalatina sfiziosa
Ingredienti:
400 gr di pane secco o friselle pugliesi
2 uova
1 spicchio di aglio tritato
Noce moscata
Prezzemolo
Sale
Pepe
Olio
Parmigiano grattugiato
Per l’insalatina:
1 finocchio
1 melograno
Un’arancia
Aceto balsamico
Vin cotto
Sale
Olio
Preparazione:
Preparare un composto con il pane precedentemente tenuto a bagno nell’acqua e strizzato bene, le uova, l’aglio, il prezzemolo, una grattugiata di noce moscata, il sale, il pepe e il formaggio. Lasciate il composto riposare per il tempo necessario a far scaldare l’olio in una grossa padella e con le mani bagnate formare delle polpette di grandezza a piacimento e friggerle nell’olio bollente fino a farle dorare. Le polpette possono essere servite così o ripassate in un sugo di pomodoro mediterraneo.
Insalatina:
Affettare il finocchio lavato e pulito, metterlo in una ciotola di vetro, aggiungere dei chicchi di melograno e delle fettine di arancia tagliata a vivo.
Condire con sale, poco olio e un’emulsione di aceto balsamico e vin cotto.
Vino: con questo piatto nei calici versereiun rosso Cesanese del Piglio
Parmigiana di carciofi
17 feb 2010 Piatti Pugliesi, Secondi 4 commenti

Ciao a tutti, oggi niente articolo con racconto… ma solo ricetta. Avete notato che in alto sulla destra ho messo una nuova finestra ? Ho praticamente riunito tutti i racconti così chi se ne fosse perso qualcuno basta che clicchi sulla finestra: Rocco e i suoi… racconti e li trova tutti insieme. Avete notato anche il video (fonte you tube) della ricetta: Patate riso e cozze raccontata da alcune signore baresi Doc ? A me diverte molto e sono sempre lì a guardarlo e riguardarlo… mi mette di buon umore. Concludo rispondendo a chi mi chiede da cosa nascono questi racconti ? Semplicemente dalla mia fantasia o da alcune foto istantanee che mi porto nella memoria e a cui do corpo facendole rivivere attraverso il racconto…
Parmigiana di carciofi
Ingredienti per 4 persone:
8 carciofi a spicchi puliti e tenuti in acqua acidulata
1 grande fiordilatte pugliese
Mezzolitro abbondante di passata di pomodoro
4 pomodori ramati maturi
Parmigiano reggiano grattugiato
Olio buono
Olio per friggere
Farina
2 uova
Pepe bianco
Sale
Preparazione:
Friggetere in carciofi passati nella pastella di uovo e farina, scolarli su carta assorbente e tenerli da parte. Preparare la salsa di pomodoro, aggiungere a metà cottura i pomodori ramati tagliati in quattro spicchi e privati dei semi ( a me piace trovare anche gli spicchi di pomodoro fresco quando mangio la parmigiana ) e non appena pronta iniziare a preparare la parmigiana nella teglia componendola a strati con l’aggiunta di fettine di mozzarella e parmigiano grattuggiato. Finire con una bella manciata di pepe bianco. Cuocere in forno già caldo a 180° (il mio è ventilato) per una mezzoretta.
Agnello con i carciofi
11 feb 2010 Norcino, Piatti Pugliesi, Rocco e i suoi... racconti, Secondi 5 commenti

… quella mattina volevo solo andare al campetto della montedoro a giocare a pallone, non avevo considerato però che mia mamma, Stellina la sarta, doveva consegnare un vestito alla moglie del geometra comunale, e che per non perdere tempo a cucinare aveva preparato il tegame di agnello con le patate e i carciofi e quindi dovevo portarlo a cuocere nel forno di compare Roccuccio. Con lui c’era un patto non scritto voluto da lui che consisteva, essendo compari, di non farci pagare la cottura, ciò però faceva sì, che lui facesse passare avanti gli altri che pagavano, quindi la mattinata sarebbe trascorsa interamente nel forno aspettando sto benedetto tegame di agnello. Compare Roccuccio non produceva pane per la commercializzazione, ma si limitava a cuocere a pagamento sia il pane di chi lo portava, sia i vari tegami di carne e sia le varie teglie sempre di privati piene di taralli, friselle, biscotti e quant’altro in questo forno a legna di pietra. Entrando sulla destra dietro un piccolo bancone di legno c’era lui con tutte le sue diverse pale che servivano in base alla lunghezza per infornare o sfornare nei punti più vicini o più lontani della camera di cottura, poi avevo capito anche che le pale con l’estremità quadrata servivano per le teglie, mentre quelle che finivano con l’estremità tonda servivano per il pane, sulla sinistra invece, divisa da un piccolo muretto anch’esso in pietra c’era una stanza che sembrava anzi era una sala d’attesa con tanto di sedie lungo tutto il perimetro dei tre muri della stanza. Il mio posto preferito era il muretto divisorio, dove stando seduto e appoggiando la schiena sul muro più lontano rispetto all’entrata, avevo praticamente sotto controllo, guardando a sinistra compare Roccuccio che armeggiava con le sue pale e di tanto in tanto si tamponava la fronte madida di sudore con questo tovagliovo piegato a triangolo che portava sul collo a mo di foulard, guardando a destra invece potevo vedere le signore che chiacchieravano tra di loro ingannando così l’attesa. Quella mattina nella sala d’attesa c’erano tre signore un po’ pettegole e schiamazzanti, un po’ scialbe e una di queste portava il classico grembiule da casa sulla gonna che le dava un aria di massaia convinta, ma la mia attenzione era rapita da una signora a cui mancavano pochi anni alla sessantina completamente vestita di nero, seduta ritta e con contegno sulla punta della sedia, con uno sguardo volutamente severo che contrastava con la luce dolce e un po’ triste che emanava dagli occhi azzurro chiaro, martoriava un fazzoletto di stoffa tra le mani tenute sul grembo facendo sempre lo stesso movimento che consisteva nell’arrotolarlo e srotolarlo subito dopo. Facendo molta attenzione di non essere scoperto la spiavo di tanto in tanto, perché è vero che mi incuriosiva ma nello stesso tempo di metteva un po’ di paura, la spiavo, perché inconsciamente non riuscivo a capire se fosse la classica “signorina” che aveva rinunciato a vivere una vita propria per accompagnare e curare i propri genitori durante la vecchiaia che doveva aver perso vedendo gli abiti a lutto che indossava e lo sguardo severo o se era stata una moglie innamorata del proprio marito che aveva perso improvvisamente ma di cui ne era rimasta innamorata, e ciò traspariva dalla dolcezza del suo sguardo, aggrappandosi alla vita dando dimostrazione di potersela cavare da sola attraverso questo atteggiamento severo.
Mi è rimasto il rammarico di non aver notato se avesse al dito la fede nunziale o no…
Agnello con i carciofi
Ingredienti per 4 persone:
12 costelette di agnello
4 carciofi
1 bicchiere di vino bianco
2 pomodori secchio
Olio buono
1 Aglio
Prezzemolo
Sale
Pepe
Preparazione:
rosolare nella padella unta d’olio le costolette di agnello,aggiungere il trito preparato con l’aglio, il prezzemolo ed il pomodoro secco, aggiungere il vino bianco e quando evapora unire un mestolino d’acqua e far cuocere a fuoco lento. Subito dopo unire i carciofi precedentemente tagliati a spicchi. Salare ed ultimare la cottura tenendo il coperchio sulla padella affinchè i carciofi si cuociano col vapore.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un sangioseve viterbese.
Petto D’anatra
23 nov 2009 Amici, Norcino, Rocco e i suoi... racconti, Secondi 7 commenti

Arieccomi… questo è il mio primo piatto in assoluto che Fiammetta ha fotografato diversi anni fa…
La storia è andata così… più o meno…
Mercoledì sera mi chiama Cristiano un mio amico chef e mi dice: Domenica ho un matrimonio e devo cucinare per il catering di una mia amica, mi manca il personale di sala, hai un pantalone nero, una camicia bianca e una cravatta nera? io rispondo di si e senza neanche lasciarmi dire una parola mi dice ci vediamo domenica pomeriggio alle tre a Castel Gandolfo. Domenica pomeriggio alle tre naturalmente sono lì all’appuntamento. Ristorante da allestire, il mio amico Cristiano già in cucina che spadella, 120 invitati, 8 portate, la sua brigata in cucina tutta gente da tavola calda (aiuto), i proprietari del ristorante ostici nei nostri confronti (a momenti ce menano) , un solo pensiero ci pervade: ormai siamo in gioco e dobbiamo giocare. Follia pura continuo a pensare… co sta armata brancaleone rischiamo di rovinare il giorno più bello di una coppia, ma il momento delle paure è finito bisogna agire. Ore 20 iniziano ad arrivare gli invitati, tutti attempati, (ammazza aò e che è villa Nina?!), ne ne ne ne ne entrano gli sposi, lui un bel uomo quarantenne un pò in carne ma con la faccia simpatica, lei ventottenne mulatta magra, si siedono a tavola e viaaaa si parte con le 8 portate (avrei ucciso chi ha fatto quel menù), ma prima ci sono le bevande, apriamo i frigoriferi e troviamo acqua, coca e aranciata in plastica da litro e mezzo (mi viene una sincope e penso ma il vetro è scomparso dalla faccia della terra ? darei un braccio in questo momento per avere cento bottiglie di vetro…) vabbè partiamo, a me manco a dirlo “me toccano” due tavoli cioè quelli dei genitori degli sposi, brr paura, la mamma dello sposo se sbaglio qualcosa mi infilza e mi serve come una porchetta d’Ariccia penso tra me e me. Antipasto tutto liscio, primo primo spaghetto con le vongole, l’armata brancaleone tiene botta, secondo primo tagliatelle con non so cosa tutto liscio anche questo, terzo primo risotto vado in cucina e vedo aprire le confezioni di riso scotti e il mio sistema nervoso si irrigidisce, chiedo allo chef ma farai il risotto espresso? e lui mi risponde candidamente si! io, ma ci vorranno 20 minuti ma sei pazzo? lui, tranquillo Rocco. Mentre l’interminabile risotto cuoce gli invitati iniziano a ballare la rumba, meno male penso. Ok il risotto è pronto, tutti a tavola, 120 persone, riescono a fare 116 porzioni, fortunatamente qualcuno è fuori che fuma e non si accorge che al proprio posto manca il risotto e soprattutto la mamma dello sposo è distratta dalle amiche, iniziavo già ad avere le visioni del limone nella mia bocca prima di infilzarmi come la famosa porchetta di Ariccia… Di nuovo tutti a ballare, stavolta inizia una sequela interminabile di brani di Renato Zero e tutti si trasformano in sorcini… il carrozzone va avanti da se na na na na ammazza penso tra me e me questa è proprio la canzone per noi dell’armata brancaleone… Di nuovo tutti a tavola, il primo secondo petto d’anatra fila liscio, il secondo secondo grigliata mista di pesce, qui accade quello che temevo la brigata di cuochi da tavola calda va in crisi, sotto il peso della stanchezza e della poca esperienza si disfa come i biscotti nel latte a colazione, nessuno sapeva più cosa fare, il mio amico Cristiano mi lanciava occhiate miste di disperazione e rabbia e mi sussurava ma con chi cazzo sono capitato a cucinare, a quel punto apro il bottone centrale della mia camicia, infilo la cravatta dentro e oltrepasso il limite invalicabile tra cucina e sala, la proprietaria del “catering/tavola calda” mi guarda con uno sguardo trucido, faccio finta di non vederla e passo al fianco del mio amico chef a cui dico, mettete dellà, de qua me ce metto io e facciamo uscire sti piatti veloci e precisi prima che la festa ce la facciano a noi… così ne siamo usciti… fiuùù terzo secondo la porchetta poggiata su un asse di legno che viene portata come in processione tra i tavoli riscuotendo più applausi del complessino che suonava le canzonette di Lando Fiorini (questa delle canzonette di Lando Fiorini l’ho inventata io), finalmente siamo alla frutta, il pericolo è scampato torno al mio lavoro di sala,dolci, torta nunziale, bomboniere, cambio d’abito e tutti a nanna… (loro) per noi invece altro lavoro, c’è da sparecchiare e rimettere a posto, i proprietari del ristorante che alle tre di pomeriggio erano ostici all’una di notte erano inferociti e iniziamo a litigare su cosa dovevamo rimettere a posto e come lasciare la sala prima di andare via… facciamo tutto e andiamo a nanna pure noi… ci fermiamo a bere un caffè, sono le quattro e mezza, fra tre ore dovrò svegliarmi per andare a lavorare, oggi è lunedi, suona la sveglia, apro gli occhi, il tempo è bello.
Un altro giorno sta incominciando…
Petto D’anatra
Ingredienti per 4 persone:
2 Petti d’anatra interi con la pelle
16 lamponi freschi
16 cipollotti freschi
Germogli di broccoli
Crema di aceto balsamico
Pepe
Olio buono
Sale macinato grosso
Preparazione:
In una padella antiaderente cuocere con un filo di olio i cipollotti a fuoco vivace non badando all’annerimento; spegnere il fuoco e lasciarli intiepidire. Prima di impiattare ricordarsi di eliminare il velo esterno bruciato del cipollotto. Cuocere il petto d’anatra in una padella antiaderente senza aggiunta di grassi dal lato della pelle a fuoco vivace, rigirarlo e portarlo a cottura. Comporre il piatto disponendo disponendo al centro i germogli di broccoli (o altra insalata a piacere) su cui poggeremo il petto d’anatra, posizionare i lamponi freschi ai quattro punti cardinali e i cipollotti ai quattro angoli. Condire con sale grosso macinato e crema di aceto balsamico che se non l’avete pronta potete preparla lasciando bollire a fuoco molto dolce dell’aceto balsamico fino a fargli perdere acqua e farlo diventare cremoso.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un Tocai rosso.
La tiedd di cquer cu brodett e le polpett
6 nov 2009 Piatti Pugliesi, Primi, Secondi 14 commenti

La tiedd di cquer cu brodett e le polpett
Mi piacerebbe dire: Donne è tornato l’arrotino… ma sinceramente non sono in grado di promettere nulla. Vi presento questo piatto di chiara origine pugliese che ben si sposa con i primi freddi autunnali…
La tiedd di cquer cu brod e le polpett sottotitolato per i non baresi, tegame di cicorie al brodo con le polpette. Volutamente non inserirò la ricetta per preparare questo piatto. Perchè ? Perchè la “passione per la cucina” è una cosa seria, la cucina è una cosa seria e non parliamo della passione…
Potete dare una doppia lettura a questa preparazione: la prima è, e che ce vo, scaldate du cicorie, je mettete du porpette, na mestolata de brodaglia e pe finì na manata de cacio. La seconda è, scegliere la cicoria (che al nord viene chiamata catalogna) e cucinarla, scegliere il pezzo giusto di carne per fare le polpette, preparare un ottimo brodo, cotto bene e con gli “odori giusti”, scegliere il formaggio più adatto e con la stagionatura perfetta, cuocere nel forno che naturalmente avete a disposizione con la temperatura e i tempi adeguati.
Mi congedo (momentaneamente) e vi dò appuntamento a breve… tenete pronti taccuini, penne e calamai che non appena mi ritorna la voglia “quella bella” di cucinare ripartiamo alla grande e come se ripartiamo !!! Rocco.
P.s. Un grazie ma di quelli veri veri a tutti VOI (e in particolar modo alla mitica Elisabetta) che mi state scrivendo e che mi chiedete di tornare perchè vi manco io e i miei piatti fotografati magistralmente da Fiammetta e impacchettati da Domenico.
Saltimbocca di merluzzo alla romana
15 ott 2009 Minimaliste, Pescheria, Piatti romani, Secondi 2 commenti

Vabbè proviamo a stravolgere anzi a modificare un classico piatto romano come questo… spero il sindaco non mi revochi la residenza… dandomi dell’eretico ;-) devo dire che questa ispirizione mi è venuta così di getto e senza farmi pregare più di tanto l’ho realizzata… l’ho anche inserita nel mio libro di cucina “Gambe sotto il tavolo” . Vabbè se non vi piace… almeno potrò dire ci ho provato… Buon fine settimana a tutti. Rocco
Saltimbocca di merluzzo alla romana
Ingredienti:
4 filetti di merluzzo
4 fette di prosciutto crudo o speck
4 foglie di salvia
olio
pepe
Preparazione:
Stendere su un tagliere il filetto di merluzzo, salarlo e piegarlo a involtino, avvolgere l’involtino con una fetta di prosciutto crudo e una foglia di salvia fresca, bloccare il tutto con uno stecchino, ripetere la stessa operazione fino a esaurimento degli ingredienti. Cuocere per una decina di minuti a vapore in un cestello di bambù o in un classico cestino per cotture a vapore.
Condire solo con un filo di olio extravergine e una macinata di pepe a mulinello, servire con un contorno di carciofi brasati.
Vino: io con questo piatto nei calici verserei un negroamaro rosato.
Cotoletta con patatine fritte
11 ott 2009 Norcino, Ortolano, Polleria, Secondi 6 commenti

Da cosa nasce questa insolita preparazione ?
Beh… provate rientrare a casa dopo una giornata di lavoro e mettersi con Alice (10 anni,V° elementare) a studiare le figure geometriche, le formule del perimetro dell’area, circonferenza, apotema, angolo retto e chi più ne ha più ne metta.. spostarmi subito dopo in cucina a preparare delle normali
cotolette con patatine fritte e scoprire di avere (in)consapevolmente proiettato forme geometriche che mi giravano nella testa nelle povere fettine di carne e nelle patate, mentre Fiammetta e Alice se la ridevano a crepapelle..
P.S.: pensate se mi fosse toccato di studiare anatomia umana comparata
che ve combinavo.. hihihihihi Buona settimana Rocco
Cotoletta con patatine fritte
Ingredienti per 4 persone:
1/2 kg. di vitello
3 uova
Olio per friggere
8 patate medie
Sale
Preparazione:
Tagliare quattro fette, eliminare le estremità più sottili e ricavare da ognuna tre cubi.In una ciotola sbattere le uova immergervi un cubo per volta e passarli nel pane grattugiato. Far spumeggiare il burro in una padella. Cuocervi i cubi 2 minuti per lato, così da lasciare l’interno appena rosato.
Lasciarli riposare scoperti su carta paglia per 2-3 minuti. Passare la carne nel forno per 2-3 minuti e spolverizzarla con il sale.
Presentazione: servire i cubi di carne e le piramidi di patate (vedi foto)
precedentemente sbollentate per 8 minuti in acqua senza sale e successivamente fritte.
Goulasch con il suo contorno
1 ott 2009 Norcino, Ortolano, Piatti forestieri, Piatti trucidi (sapori veri), Secondi 17 commenti

Cari amici, ecco che vi propongo un’altra ricetta d’archivio, “un immagine di repertorio” pubblicata più di un anno fa, appena a due mesi di nascita del sito…
Ecco come fare un salto di 1.500 km, da un piatto tipico della mia città (pubblicato ieri) a un piatto ungherese: tutto nasce l’altro ieri sera, rientrando a casa, pensavo alla mie care bici che sono praticamente diventate un complemento d’arredo (a causa di un box umido le tengo in casa) , visto che non pedalo più.. Pensavo a tutti i km fatti in bicicletta (da corsa e mountain bike) e di come mi divertivo a portarmi dietro la bici in Austria, Trentino, Svizzera, Romagna, Isola D’Elba e così via.. Se dovessi riprendere, anzi quando riprenderò ad andare in bici il primo viaggio che farò
sarà il famoso giro lungo le sponde del Danubio che ho tanto sognato ma che non ho potuto/voluto ancora fare..
e sognando il Danubio in bici mi è venuta voglia di fare un bel Goulasch o Gulash che dir si voglia, cucinato in maniera diversa..
Goulasch con il suo contorno
Ingredienti per 4 persone:
500 gr. di filetto di manzo
1 spicchio di aglio
1/2 cucchiaio di cumino in polvere
1 cipolla
1 bicchiere di latte
1 uovo per impanare
Pan grattato
Olio di semi per friggere
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 bicchiere di vino rosso
1/2 cucchiaio di paprika dolce
2 carote medie
2 patate medie
Sale
Olio di oliva
Preparazione:
Tagliare il filetto a pezzi grossi e metterlo a marinare in una ciotola con l’olio, lo spicchio d’aglio e il cumino. Tagliare la cipolla a dischi impanarli con l’uovo, il latte e il pan grattato e friggerla. Preparare le carote tagliate a bastoncini, saltate in padella con l’erba cipollina e olio. Preparare le patate tagliate a fettine, cotte a vapore e saltate un attimo in padella con un filo di olio, sale e pepe. Trasferire la carne marinata in padella con un filo di olio e cuocerla a fuoco alto, toglierla dalla padella e tenerla in caldo. Nella stessa padella versare il vino rosso, il cucchiaio di paprika e il cucchiaio di concentrato. Cuocere a fuoco dolce per ridurre la salsa. Comporre il piatto con la salsa sotto, i cubi
di carne sopra, le carote, le cipolle e le patate ai lati. Spolverizzare con cumino e paprika dolce in polvere.
Agnello alla cacciatora
15 set 2009 Norcino, Secondi 5 commenti

… dopo il successo della cicala che vi guardava con occhi da “pesce lesso” e qui è proprio il caso di dirlo ^___^ torniamo alla carne con un piatto ricco e profumato.
Agnello alla cacciatora
Ingredienti per 4 persone:
12 costolette di agnello
Rosmarino
1 scalogno
Capperi al naturale
Salvia
2 acciuge
Prezzemolo
Farina
Olio buono
Vino bianco buono
Sale
Pepe nero
Preparazione:
In una padella antiaderente con olio, rosolate le costolette, dopo averle infarinate. Scolate l’olio, sfumate con il vino bianco, aggiungete il trito che avrete preparato con lo scalogno, i capperi, le acciughe, la salvia, il rosmarino, il prezzemolo, il sale, il pepe e fate cuocere per una decina di minuti. Se si dovesse seccare troppo aggiungete un filo di acqua tiepida.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un rosso pugliese primitivo di Gioia del Colle.
Fritto di gamberoni con “crema senza nome”
9 set 2009 Mangia con le mani, Pescheria, Secondi 4 commenti

Della serie: squadra che vince… quella che vedete oggi è una fotografia scattata da Domenico, mio nipote, il curatore e gestore grafico di questo sito. Ho creato un mostro. Ci manca solo che impari a cucinare… Tra qualche giorno vi presenterò una ricetta fotografata contemporaneamente sia da Fiammetta (fotografa ufficiale) sia da Domenico (fotografo in erba) così ci gusteremo lo stesso piatto visto da occhi e da stili fotografici diversi.
Siamo sempre più squadra ;-)
Bye bye, Rocco, la sua… squadra e i suoi… fornelli ^__^
Fritto di gamberoni con “crema senza nome”
Ingredienti per 4 persone:
1 kg di gamberoni
3 uova o 5 chiare
Un goccio di birra
Farina
Un pizzico di prezzemolo
Sale
Olio per friggere a vostra scelta
Crema;
Maionese
Senape
Erba cipollina fresca
Preparazione:
Le dosi per la pastella non vanno prese alla lettera, bisogna regolarsi al momento, se usate le uova intere sbattetele con una forchetta, se usate solo le chiare vanno montate a neve, si aggiunge la birra e poi sempre mescolando con una forchetta si inizia a mettere la farina fino ad arrivare alla consistenza desiderata; aggiungere alla fine un pizzico di sale e un pò di prezzemolo tritato che servirà a dare un tocco di colore alla pastella. Lasciare riposare la pastella in frigo per una mezz’oretta. Pulire e sgusciare i gamberoni immergerli nella pastella tenendoli per la coda che non dovrà essere toccata dalla pastella e friggere nell’olio caldo che avrete scelto. Preparare la crema mischiando in proporzione 80% di maionese e 20% di senape, aggiungere l’erba cipollina fresca tagliuzzata e passare in frigo una mezz’oretta. Mangiarli con le mani prendendoli dalla coda dopo averli intinti nella crema.
Vino: con questo piatto io nei calici verserei un bianco “Verdeca di Gravina” secca, fatto con uva malvasia, greco e bianco di Alesano.




















